Rajoy tira dritto con le riforme ma il consenso crolla
Che cosa sta succedendo in Spagna
La mancata vittoria in Andalusia nel voto regionale di domenica è stata amara per il premier spagnolo Mariano Rajoy e per il Partito popolare. Secondo Federico Jiménez Losantos, uno dei più outspoken analisti di destra, all’arrivo dei risultati il ministro del Tesoro Cristóbal Montoro stava accanto al candidato popolare sconfitto in Andalusia “come una vedova indù presso la pira funebre”. E ieri il conteggio di 573 schede elettorali “estere” ha dato a sorpresa al Psoe la chance di guidare un governo di coalizione anche nelle Asturie, in cui il Pp ha ottenuto un pessimo risultato. Guarda la galleria immagini

La mancata vittoria in Andalusia nel voto regionale di domenica è stata amara per il premier spagnolo Mariano Rajoy e per il Partito popolare. Secondo Federico Jiménez Losantos, uno dei più outspoken analisti di destra, all’arrivo dei risultati il ministro del Tesoro Cristóbal Montoro stava accanto al candidato popolare sconfitto in Andalusia “come una vedova indù presso la pira funebre”. E ieri il conteggio di 573 schede elettorali “estere” ha dato a sorpresa al Psoe la chance di guidare un governo di coalizione anche nelle Asturie, in cui il Pp ha ottenuto un pessimo risultato. Rajoy ha iniziato il suo difficile tentativo di raddrizzare l’economia e la finanza spagnole contando su un’ampia maggioranza in Parlamento e su un ampio consenso nel paese. Ma, come evidenzia il voto di domenica, già dopo cento giorni di governo Rajoy, pur conservando comodi numeri al Congresso dei deputati, vede già un preoccupante dimagrimento della fiducia riposta in lui dagli elettori.
Il premier, già costretto ad approvare d’urgenza una ruvidissima riforma del lavoro, contro cui i sindacati hanno proclamato per oggi un grande sciopero generale, ha atteso l’esito delle regionali per rivelare la Finanziaria 2012, che sarà presentata domani. La scelta di ricorrere alla sua tradizionale prudenza di “leader a cui – come scrive il columnist Manuel Martín Ferrand – non piace avvicinarsi al toro, e che confida nel fatto che l’animale muoia di fame o di noia”, si è rivelata sbagliata: i mercati, l’Europa (e il premier italiano Mario Monti) si sono irritati per la lunga attesa della ricetta rajoyana per raggiungere l’arduo obiettivo sul deficit e agli elettori è bastato immaginare i prossimi rigorismi per punire il Pp nelle urne. Rajoy, aiutato da una solida maggioranza parlamentare e incalzato dallo staffile brussel-francofortese, non potrà deflettere dall’avviato percorso “lágrimas y sangre”. Ma non avanzerà tra ali di folla plaudente, come hanno dimostrato già gli scontri e gli incendi in molte città spagnole, dove gli studenti hanno protestato. Dopo tre mesi dalle elezioni, la curva del consenso elettorale, ottenuto in funzione antizapateriana, punta già verso il basso.
Il premier, già costretto ad approvare d’urgenza una ruvidissima riforma del lavoro, contro cui i sindacati hanno proclamato per oggi un grande sciopero generale, ha atteso l’esito delle regionali per rivelare la Finanziaria 2012, che sarà presentata domani. La scelta di ricorrere alla sua tradizionale prudenza di “leader a cui – come scrive il columnist Manuel Martín Ferrand – non piace avvicinarsi al toro, e che confida nel fatto che l’animale muoia di fame o di noia”, si è rivelata sbagliata: i mercati, l’Europa (e il premier italiano Mario Monti) si sono irritati per la lunga attesa della ricetta rajoyana per raggiungere l’arduo obiettivo sul deficit e agli elettori è bastato immaginare i prossimi rigorismi per punire il Pp nelle urne. Rajoy, aiutato da una solida maggioranza parlamentare e incalzato dallo staffile brussel-francofortese, non potrà deflettere dall’avviato percorso “lágrimas y sangre”. Ma non avanzerà tra ali di folla plaudente, come hanno dimostrato già gli scontri e gli incendi in molte città spagnole, dove gli studenti hanno protestato. Dopo tre mesi dalle elezioni, la curva del consenso elettorale, ottenuto in funzione antizapateriana, punta già verso il basso.